Più guardo le foto e più sorrido anche se dovrei solamente piangere dalla disperazione!
Mi piace partecipare attivamente a manifestazioni, adoro andare ad assistere a spettacoli, mostre, concerti, rassegne e mi sono stancato di vedere sempre le solite scene!
Da qualche tempo sto osservando (ed ho deciso di fotografare) l’insolito parcheggio per disabili nei pressi dell’entrata laterale del Teatro Accademico a Castelfranco Veneto e mi convinco sempre più della poca sensibilità di chi lo ha progettato e soprattutto di chi ha approvato quello stesso progetto.
Mi verrebbe prima di tutto da chiedere a queste persone: “ma perché un parcheggio longitudinale e non trasversale (o a spina di pesce) come dovrebbe essere? Perché, anche se longitudinale, alla sinistra del parcheggio non è previsto l’apposito spazio per la salita e la discesa dalla carrozzina?.
In effetti questo parcheggio (o questi due parcheggi, non si capisce ancora) non risulta essere delimitato dalle strisce gialle e la cosa più “esilarante” è il fatto che risulta essere limitato a sinistra da cassonetti dell’immondizia!
Una cosa positiva invece è da notare: che mai quel posteggio è servito anche da “parcheggio abusivo”! E ci credo! Chi andrebbe, tra i soliti furbi, a lasciare la propria auto dove c’è l’immondizia?
Però ci mettiamo i disabili! Tanto loro non disturbano! Cosa vogliono di più? Loro hanno il loro posto!
Ma il bello è che per me va ancora bene, perché scendo posteriormente dalla mia autovettura; io mi chiedo come può fare un disabile che guida e deve scendere lato guida e sedersi sulla carrozzina! Ci passerà poi un’altra auto affianco? E per i rifiuti allora come si fa?
Capita anche altre volte di vedere ulteriori originali modalità d’impiego dei parcheggi ad uso riservato. L’esempio più eclatante è quello del teatro accademico. Altro esempio è quello costituito dalla collocazione di vasi e fioriere per l’arredo urbano, di deposito di carrelli, di materiali edilizi per il restauro o la ristrutturazione di edifici.
A quanti di noi è capitato, poi, di vedere durante la giornata persone perfettamente abili che parcheggiano nei posteggi riservati ai disabili o sulle strisce blu a pagamento in determinate fasce orarie, ” mostrando fieri il loro finto “pass per disabili”?
Oppure, di vedere giovanotti neo patentati, per loro fortuna belli, sani e griffati, parcheggiare la propria auto con un pass per disabili esposto sul vetro posteriore o anteriore della propria auto, semmai sportiva, in prossimità di un cinema, di un pub, di una discoteca?
Storie di quotidiana routine, verrebbe da dire, storie di quotidiana indifferenza e furbizia, di quotidiana mancanza di sensibilità e di rispetto per i diversamente abili e per le rispettive famiglie!
Quando, a servirsi della furbizia, è un pubblico ufficiale direi che la misura è colma; mi riferisco del Comandante dei vigili urbani di Roma: egli aveva parcheggiato la propria auto in zona rimozione in una delle strade del centro della città per andare a mangiare al ristorante, avendo posto sul cruscotto un permesso per disabili “scaduto” per evitare che un carro attrezzi rimuovesse la sua vettura.
E gli amministratori del comune di Castelfranco Veneto sanno perfettamente cosa accade? Tutto sotto controllo?
Viene spontanea la fatidica domanda: perché accadono queste cose? Perché, forse, siamo un popolo di furbi? O perché non ci sono controlli sistematici e seri? O perché serve una revisione del criterio di assegnazione dei pass e verifiche periodiche?
Non bisognerebbe, innanzitutto, distinguere i pass per invalidità permanente, a quelli rinnovabili, ai pass per invalidità temporanea, previsti per patologie più o meno gravi fino alla semplice gamba rotta?
Il famoso contrassegno per invalidi, noto come “Pass per disabili”, in origine era rilasciato dai Comuni a persone disabili, con carenza di capacità motoria negli arti inferiori o, in caso di disabile non autosufficiente, veniva assegnato al parente di primo grado o al tutore legale. Successivamente venne concesso a tutti gli invalidi parziali o totali, temporanei o permanenti, affetti da patologie più o meno gravi, previa presentazione di idonea certificazione che ne attesti lo stato di invalidità del soggetto.
Ricordiamo, però, che siamo Italiani ed è innata nella nostra indole l’arte dell’arrangiarsi, di raggirare sempre e comunque qualsiasi ostacolo.
A cosa mi riferisco: quando il disabile (per un qualsiasi motivo) smette di essere disabile, il tagliando, seppur scaduto, continua a essere utilizzato dai parenti; oppure i tesserini si moltiplicano magicamente, contraffatti, falsificati, fotocopiati, riprodotti.
I vigili urbani, il cui compito primario è quello di regolamentare il traffico e di sanzionare l’irregolare, in questo quadro di illegalità diffusa, che tipo di controllo svolgono realmente sulle nostre strade cittadine? E soprattutto: non possono multare i veri trasgressori?
La tematica delle aree parcheggio è in ogni caso una delle più dibattute e spesso al centro del dibattito culturale e professionale che coinvolge sempre più il campo della sperimentazione di nuove metodologie e di nuovi concetti di progettazione volti ad ottenere una soluzione definitiva del “sistema parcheggio”. E’ un tema che coinvolge non solo gli addetti ai lavori, come gli urbanisti o i tecnici dell’amministrazione pubblica, ma anche gli automobilisti, gli amministratori, i politici e ognuno di noi cittadini.

